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Bassa autostima: come tornare ad amarsi

Cos’è innanzi tutto, l’autostima?

In sintesi l’autostima è la valutazione che ci diamo, la percezione che abbiamo di noi stessi. Si tratta di un tema vasto e complesso: l’autostima affonda le sue radici nella nostra infanzia, è variamente influenzata dal contesto in cui cresciamo e dalle nostre esperienze.

Ciò che pensiamo di noi influenza tutta la nostra vita e le nostre relazioni.

Una bassa autostima genera scarso rispetto di sé, dei propri bisogni e delle proprie potenzialità.

Le persone con una bassa autostima tendono a un comportamento passivo, sono vulnerabili, non coltivano le proprie risorse, ricercano il consenso degli altri, fanno fatica a porsi obiettivi in linea con le proprie aspirazioni o, addirittura, a riconoscersi la possibilità di nutrirle.

 

L’autostima è la base fondamentale per fare, per concedersi occasioni, per alimentare i propri sogni e i propri progetti, per avere l’energia della motivazione e la convinzione di poter realizzare i propri propositi. È altrettanto fondamentale per riuscire a interagire con gli altri in maniera serena, efficace, corretta. L’autostima è l’affermazione di noi stessi.

Le persone con una buona autostima hanno infatti fiducia in sé con la consapevolezza di potercela fare e un elemento di amore verso se stessi che li fa sentire meritevoli del successo.

L’autostima non fa necessariamente vincere, s’intende, ma permette di affrontare le sfide.

 

È possibile migliorare l’autostima?

L’autostima spesso è una conquista, il risultato di un lavoro su di sé, l’esito di un percorso virtuoso.

C’è un processo indispensabile, da compiere. Passa dall’ascolto di noi stessi e delle nostre emozioni, dall’accettazione di sé, dall’assunzione di responsabilità sulla nostra vita, dall’azione.

Non dobbiamo trovare in noi un super eroe, dobbiamo conoscere la nostra unicità e diventare consapevoli della forza che c’è in noi. L’accettazione non è rassegnazione, tutt’altro, è il fulcro dell’amore che dobbiamo riconoscerci. Attiva il punto di partenza per prenderci la responsabilità di vivere, di soddisfare i nostri bisogni e le nostre ambizioni, di liberare la nostra autenticità. Iniziamo così a identificarci, con qualità e debolezze, con possibilità e limiti.

Solo a questo punto possiamo prendere in mano le redini e scalare la vetta dell’autostima. Perché a questo punto riusciremo ad avere molto più chiaro chi siamo, cosa possiamo fare, cosa non vogliamo diventare, a concederci la chance di darci fiducia, a mettere in moto i nostri pro e a limare i nostri contro.

Per fortuna, se vogliamo energicamente, i difetti possono essere “corretti” e le abilità “potenziate”. Per fare ciò però è necessario proprio innescare la miccia dell’autostima. Anche con la gratificazione. Gratificarsi vuol dire innanzi tutto imparare a svincolarsi dal giudizio altrui, muoversi in autonomia e compiacersi per ogni piccolo passo, per ogni cosa fatta bene, per ogni traguardo raggiunto.

Funziona. Funziona come un potente propellente.

E ci riconcilia con noi stessi. Ci fa amare, noi stessi.

Uno stimolo?

Amarci non ci regala solo una sensazione di benessere e di autoefficacia, è l’anticamera dell’amore degli altri, è il miglior viatico per il successo.

In generale per acquistare maggior autostima dovremmo affrancarci dal perenne confronto ‘ideale’: il più grande disagio matura infatti quando percepiamo grande distanza tra come siamo e come vorremmo essere o tra come siamo e il modello mentale che crediamo socialmente stimato.

Invece di concentrarci sul problema, ammesso sia reale, dobbiamo concentrarci su di noi e scegliere di amarci. Magari anche lavorandoci ai fianchi per potenziare la nostra autostima:

-con la strategia dei piccoli passi ovvero mettendoci alla soluzione di piccoli problemi; ogni buon risultato sarà una tacchetta in più per la nostra autostima.

-implementando il dialogo positivo con noi stessi ovvero quello che ci permette di ammettere e far emergere qualità, emozioni, creatività, impulsi.

-migliorando le capacità di comunicazione così da migliorare i rapporti con gli altri ma anche l’abilità di esprimere idee, pareri, direzioni.

-ridimensionando un po’ le aspettative (almeno fino a quando non si è abbastanza forti per rialzarle) in maniera da non entrare nel loop della frustrazione.

-praticando l’indulgenza; dobbiamo migliorare e accrescere la nostra autostima, non dobbiamo punirci o torturarci per le cause che ci hanno portato a provarla bassa.

 

Mi piace citare Gustave Flaubert:

«Il successo è una conseguenza non un obiettivo»

 

Prendiamocela, la responsabilità dell’autostima, la responsabilità di amarci. E il successo sarà la naturale conseguenza. Perfino il naturale riscatto, per chi -prima di imparare – ha patito la pena di non amarsi.

 

 

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