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Perseveranza, cosa significa per Stefano Pigolotti

 

Hai scoperto la tua motivazione, sai che strada devi prendere, hai trovato l’energia interiore per muovere ogni passo…eppure, nel bel mezzo del cammino, senti che qualcosa ti manca per proseguire. Questo qualcosa è la perseveranza.

Che cosa è la perseveranza

Sono Stefano Pigolotti, e ho recentemente pubblicato il mio manuale romanzato Il tuo destino è sbocciare per aprirti gli occhi sul significato di alcune soft skills (attitudini acquisite) che pensi di conoscere, ma che non sei ancora riuscito ad attivare per esprimere la tua forza consapevole.

La perseveranza è una di queste e viene spesso data per scontata. Molti la scambiano per testardaggine, non sapendo che è come paragonare la corsa di un toro a quella di un ciclista. Il toro è testardo, si lancia alla cieca sprigionando una forza propulsiva che si esaurisce pochi metri più avanti, mancando sistematicamente il bersaglio. Il ciclista è perseverante, scala la montagna concentrando l’energia nelle gambe e gestendo la potenza del cuore fino in cima. Il toro finisce per girare in tondo nell’arena; il ciclista non ci pensa nemmeno, tornare indietro non è un’opzione.

Dalla mia esperienza come mental coach ho imparato che la perseveranza è un commutatore di visioni: è l’attitudine che ci permette di trasformare i sogni in realtà, gli obiettivi in risultati. È il contrario dell’accidia. L’accidioso preferisce crogiolarsi nel proprio dolore e lamentarsi, ma non fa alcuno sforzo per scardinare la sua gabbia mentale e superare i propri limiti. Chi persevera invece presenta gli stessi indicatori che sono stati individuati dalla psicologa Angela Duckworth nei soldati dell’Accademia militare di West Point: la grit (grinta).

 

Come coltivare la perseveranza

La grinta è resistenza, è puntare l’obiettivo, è ottimizzare la prestazione, è far presa sulla vita. La grinta è la perseveranza che si tramuta in chiave del successo. Per applicarla e trasformare i tuoi sogni in realtà, ricorda questi avvertimenti:

 Vinci i pregiudizi: i preconcetti culturali ci impediscono di coltivare la perseveranza e di incanalarla in energia interiore. In occidente si crede che il successo dipenda dal talento: come un interruttore, il talento o c’è o non c’è, o è acceso o è spento. Chi vince, insomma, sarebbe benedetto dall’alto, perché è nato con un corredo genetico e un fato migliori degli altri.

 Sacrificati: l’oriente, la terra delle arti marziali e dei lottatori, ci insegna che il successo si ottiene col sacrificio, cioè perseguendo il proprio obiettivo senza cedere di un millimetro. Chiunque può vincere se sa correre bene. Dipende solo da te.

 Non fermarti: come scriveva Federico De Roberto, chi si mette a fare una cosa in cui crede somiglia a chi scava un pozzo. Se anche ha scavato per giorni, ma si ferma prima di arrivare all’acqua perché è stanco, ottiene lo stesso risultato di uno che non ha nemmeno iniziato a scavare.

La tua meta è come l’acqua in fondo al pozzo, come la cima per il ciclista: è lì che ti aspetta, non si muove. Sei tu che devi raggiungerla. Per riuscirci, devi saper dominare le tue emozioni e porti i giusti obiettivi. Non fare come il toro, che corre dietro a un mantello rosso.

 

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