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Come diventare un leader (senza essere un boss)

 

Pensiamo al leader come a una guida, a una persona carismatica capace di influenzare e trainare. Una sorta di grande ispiratore.

La storia ci regala esempi illustri ai quali immediatamente corre la nostra immaginazione: da Martin Luther King a Nelson Mandela a Gandhi e molti altri.

Non boss ma leader.

 

Tutti i capi sono leader?

In tutte le realtà ci sono capi ma non è detto abbiano qualità di leadership.

Quello del capo è un ruolo, quella del leader è una condizione, un’attitudine.

 

Possiamo in effetti tracciare facilmente un profilo, del leader. Un kit di qualità, in ordine sparso, che individuiamo subito come un modo d’essere:

 la capacità di comunicazione e relazione

 l’umiltà

 l’intelligenza emotiva e l’empatia

 la responsabilità, la passione e l’autodisciplina

 la credibilità e la coerenza

 la lungimiranza e la perseveranza

Possiamo sicuramente dire che il leader vanta delle peculiari competenze ovvero risorse e abilità idonee ad influenzare gli altri. Ha normalmente una visione, un sogno, qualcosa che coinvolge e la capacità di trasmetterlo e accendere l’entusiasmo degli altri.

 

Mentre il boss usa l’autorità e ordina, il leader è autorevole e persuade.

Il leader ha passione e crea intorno a sé un ambiente costruttivo e sereno. Non assume il comando, motiva e condivide.

Abbiamo citato esempio famosi ma qualsiasi vero leader è curioso, pronto a imparare, disponibile ad ascoltare. Questo significa che si interessa alle persone, che le valorizza, che ne ha riguardo. Questo tipo di atteggiamento genera ammirazione e soddisfazione, incentiva, scalda i cuori, muove uno spirito collaborativo.

Il leader crede nelle idee e nei sogni. Ha fiducia in sé ma è sempre consapevole della forza inestimabile del gruppo. Per questo supporta ciascuno, aggrega tutti, apprende da ognuno.

Parliamoci chiaro: il leader è molto più forte del boss. Lo è perché produce intorno a sé consenso, non obbligata obbedienza. Lo è perché stimola le migliori risorse di ogni collaboratore e quindi raggiunge risultati e obiettivi.

 

Ma la leadership è una virtù innata?

Sicuramente ci sono persone che hanno una personalità incline, alla leadership, però tutti possono svilupparla e perfezionarla.

Riesce a motivare chi è motivato, riesce a infondere ottimismo chi è ottimista, riesce a essere rispettato chi rispetta.

Questo significa essenzialmente che il cammino per diventare un leader è un lavoro su se stessi. Non importa cosa facciamo. Dobbiamo innanzi tutto essere leader di noi stessi. Non è un posto di comando che ci fa automaticamente diventare leader, tutt’altro.

Il leader è riconosciuto e preso ad esempio per quello che è, per i valori che esprime, per il temperamento che dimostra.

È necessario dunque concentrarsi su due punti citati sopra: il leader crede nelle idee e nei sogni, il leader ha fiducia in sé ma è consapevole della forza inestimabile del gruppo.

Mescolando attentamente questi elementi essenziali capiamo che un leader ha autentiche aspirazioni, lavora sodo per arrivare al traguardo e per far ciò apprezza sinceramente gli apporti degli altri. È animato da qualcosa che va oltre la gloria o l’autocelebrazione.

 

Non è interessato ad imporsi ma a un ideale, a una meta. Sicuramente deve credere in se stesso ma questo più di tutto gli deriva dal credere nella bontà della sua idea. Ecco da dove trae l’energia che mette e che riesce a far scattare intorno a sé.

 

Il leader è contagioso. Con intuito e tenacia si prodiga per un sogno e riesce a farlo vedere, quel sogno. Lo rende di tutti, generosamente, perché lui stesso si sente al suo servizio.

 

E allora chi vuole diventare un leader deve avere una grande motivazione, affinare l’abilità di trasmetterla (dunque di comunicare in maniera efficace) e la capacità di intercettare ogni piccolo spunto utile, da chiunque arrivi.

Deve imparare a mettersi in discussione, a interagire con umanità.

Deve potenziare la resilienza e praticare l’arte del possibile.

Deve invogliare, attirare, orientare quindi deve essere sempre presente e disponibile.

Deve sviluppare al massimo la capacità di ascolto, confronto, interazione.

 

Per riuscirci è fondamentale l’umiltà. L’umiltà è infatti proprio lo stato ideale per dare e ricevere, per offrire tutte le chances al proprio sogno e esercitare uno straordinario magnetismo.

 

Naturalmente il percorso per diventare leader è costellato anche di conoscenza ovvero della ricchezza necessaria per essere un riferimento attendibile. Un leader ha la responsabilità di andare fino in fondo, di non arrendersi. Mentre il capo dice “io” il leader dice “noi” e quindi deve incitare e sostenere la squadra senza tregua.

 

«A me sinceramente la parola leader non è mai piaciuta,

più che altro mi metto a disposizione della squadra»

(Francesco Totti, splendido esempio di leader)

 

Francesco Totti nella lunga carriera ha confermato che la vera passione è sempre un ottimo sintomo di predisposizione al viaggio da leader!

 

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